Reazione ai messaggi di WhatsApp, come funziona? La svolta social della piattaforma è servita. Nel giro diqualche giorno, dopo l’atteso aggiornamento, tutti gli utenti potranno sperimentare la nuova funzione.
Dopo aver annunciato la funzione Community, WhatsApp compie un passo ulteriore verso l’universo social con un’altra importante novità.
La piattaforma di messaggistica istantanea ha infatti introdotto la possibilità di inserire reazioni con emoji direttamente a contenuti e messaggi scambiati in chat, secondo un meccanismo identico a quello previsto ad esempio da Facebook a partire dal 2016.
La nuova funzionalità era stata annunciata a metà aprile, ma per arrivare al rilascio effettivo si è dovuti passare attraverso tempi tecnici tutto sommato contenuti.
Quante e quali reazioni si potranno mettere
Saranno 6 le emoji disponibili inizialmente per le reaction: il pollice alzato, il cuore rosso, la faccina che ride con le lacrime agli occhi, l’espressione stupita, quella triste e, infine, le mani giunte.
Quest’ultima emoji viene largamente utilizzato per indicare la preghiera, ma in realtà si tratta di una sorta di “batti cinque” concepito per dire “grazie”, molto utilizzato in Giappone.
Reazioni ai messaggi di WhatsApp come funziona?
Come accennato, la reazione potrà essere inserita con le stesse modalità di Facebook.
Sarà sufficiente selezionare un messaggio, tenendo premuto sullo stesso per almeno un secondo, e comparirà a tendina una stringa con le 6 reaction in dotazione.
L’utente dovrà dunque sceglierne una, rilasciando poi il dito.
Il meccanismo sarà uguale sia per dispositivi Android sia per iPhone.
Una volta scelta e inoltrata la reazione, l’autore del messaggio riceverà in automatico una notifica che lo informerà in tempo reale.
A livello di interfaccia, la notifica sarà visibile come tutte le altre notifiche di WhatsApp.
A cosa servono le reaction
Come era avvenuto per Facebook, anche per WhatsApp si è tornati a chiedersi: ma a cosa servono le reazioni? Le abitudini comunicative sono state rivoluzionate dall’arrivo dei social e sono evolute con l’evolversi delle stesse piattaforme.
Anche e soprattutto per quanto riguarda le tempistiche di pubblicazione e risposta.
Le reaction rappresentano in questo senso un sistema più pratico e immediato per indicare gradimento o altro a un messaggio ricevuto, senza prendersi la briga di inviare a propria volta un messaggio di risposta, magari contenente soltanto un emoji.
Soprattutto Instagram ha confermato l’ormai diffusa abitudine di “chiudere” le conversazioni in chat con una reaction “cuore” all’ultimo messaggio.
La funzione si rivela particolarmente utile nelle chat di gruppo, per ridurre la mole di messaggi scambiati e “reagire” più agevolmente a contenuti inviati tempo prima dai partecipanti.
Aggiungere le canzoni nelle storie di Instagram, il trucco da veri influencer per rendere il tuo account più cool.
Instagram è uno dei social network più apprezzati degli ultimi tempi e si può dire che ha preso il posto di Facebook, facendo breccia soprattutto nel pubblico più giovane.
In questa guida scopriremo tutti i modi per inserire della musica nelle Storie Instagram: un semplice trucco che è in grado di renderle ancora più coinvolgenti.
La musica non si compone solo della melodia, ma spesso sono i testi a fare la differenza. Sono i testi che possono aiutarci a esprimere meglio i nostri stati d’animo ed è con questo scopo che nasce l’adesivo Musica su Instagram che ci permette non solo di aggiungere le canzoni come sottofondo delle nostre Storie, ma anche di mostrarne il testo alla stregua di un vero e proprio “karaoke”.
Scopriamo insieme come fare.
In primo luogo si deve creare una nuova Storia.
Per farlo basta:
Avviare l’App Instagram.
In alto premere il tasto caratterizzato dal + per entrare nella schermata di creazione di un nuovo contenuto.
In basso premere Storia.
A questo punto si potrà scegliere se scattare una foto, o se tenere premuto il tasto di scatto per creare un video, o se importare una foto o un video prelevandolo dai nostri file multimediali.
Una volta scelto il contenuto, foto o video che sia, si può procedere all’inserimento del Widget dedicato alla musica.
Farlo è molto semplice, basta:
Premere in alto a destra l’icona raffigurante un volto sorridente a forma di sticker.
Fra le molte alternative proposte premere su Musica. Quindi scegliere una canzone dalla lista.
Quest’ultima è suddivisa in due sezioni: Per te, dove saranno elencati una serie di brani che l’app ci consiglia in base ai nostri gusti; Cerca, utile per trovare un brano specifico.
Per essere sicuri che la scelta sia corretta si può premere sull’icona tonda col triangolino posta accanto al nome del brano per ascoltarne un’anteprima.
Si può quindi procedere alla scelta dalla canzone da inserire nella Storia facendo tap sul titolo della canzone.
A questo punto si aprirà la schermata per scegliere la parte del brano musicale da inserire e se si vuole mostrare o meno il testo della canzone (e con quale layout).
Se ci serve solo la musica come sottofondo, possiamo utilizzare lo slider giallo e viola a fondo pagina per trovare la parte preferita del brano di nostro interesse, e scorrere fra le opzioni fino a mostrare il solo riquadro o la copertina.
Il widget musica è facilmente raggiungibile seguendo il percorso +/Stickers/Musica.
Una volta scelto dove collocare il widget si può completare la nostra Storia e pubblicarla premendo il tasto Fine.
Inserire il testo delle canzoni
La procedura è analoga a quella che abbiamo visto nel paragrafo precedente, di cui si devono ripetere i sei passi.
A questo punto, nella schermata che si apre una volta fatto tap sull’icona Musica, si possono premere le icone in basso che ci consentono di scegliere l’animazione da dare alle parole.
Scelto lo stile di animazione, si può andare avanti e indietro nel testo della canzone tramite lo slider così da scegliere la parte di canzone di nostro gradimento.
Una volta selezionato tutto, si può finalizzare la Storia per pubblicarla premendo in alto sul tasto Fine.
Usare una canzone non presente nel widget Musica
Il widget Musica permette di utilizzare una varietà davvero sterminata di brani, ma può capitare che si abbia in mente una canzone specifica perfetta per un dato momento e che si voglia utilizzare per inserirla come sottofondo in una Storia.
In questo caso si può utilizzare un servizio di streaming musicale come Spotify, Deezer, Apple Music e YouTube Music, per avere in riproduzione il brano desiderato.
Quindi, mentre la musica è in riproduzione, si può procedere alla creazione della Video Storia, girando un video tramite la fotocamera del telefono, oppure girandolo direttamente dall’app tenendo premuto a lungo il tasto di scatto.
In questo modo, durante la ripresa del video sarà registrata anche la musica riprodotta dal servizio di streaming e si riuscirà a ottenere la propria musica preferita nelle Storie Instagram.
È consigliabile utilizzare questo metodo durante la registrazione di video in luoghi non troppo rumorosi per evitare che il chiasso sovrasti l’audio della canzone.
Musica in un Reel Instagram
Oltre alle Storie esistono anche i Reel, ovvero dei brevi video aggiunti nelle ultime versioni dell’app Instagram con l’obiettivo di battere la concorrenza spietata di TikTok.
In questo paragrafo vedremo come inserire musica all’interno dei nostri Reel.
Come i muser di TikTok sanno bene, così come gli hashtag, anche le canzoni sono fondamentali per il successo di un contenuto.
Anche su Instagram la situazione è analoga. Andiamo quindi a scoprire la semplice procedura:
Per realizzare un Reel innanzitutto dobbiamo avviare l’app Instagram.
Quindi premere il tasto + per aggiungere un contenuto.
In basso premere su Reel.
Nella barra a sinistra fare tap sull’icona a forma di nota musicale.
Qui si potrà scegliere uno dei brani consigliati oppure utilizzare la barra di ricerca in alto.
Per controllare che il brano sia quello scelto da noi, possiamo fare tap sul tasto Play presente di fianco al nome per riprodurre una breve anteprima.
Individuato il brano d’interesse, tramite il comodo slider in basso, possiamo scegliere la parte di canzone da usare.
Infine si fa tap su Fine.
Terminata la procedura, a lato, al posto della nota musicale, comparirà la copertina del brano presente nel Reel. A questo punto siamo pronti per creare il nuovo coinvolgente video con sottofondo musicale.
Da smartphone a microfono pro in poco tempo grazie all’app magica che trasforma il tuo cellulare in un dispositivo per la registrazione e la manipolazione audio.
La sempre più crescente versatilità d’utilizzo degli smartphone di ultima generazione, permette oggi di utilizzarli per gli impieghi più disparati.
Tra le tante possibilità funzionali di questi formidabili dispositivi, spicca quella d’impiegarli per la registrazione e la manipolazione audio.
La dotazione di microfoni integrati sempre più sensibili e la disponibilità di potenza computazionale e memoria interna in quantità, consentono infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, anche di poter fare a meno di attrezzature dedicate.
Ecco come fare
Complice di questa vocazione tecnologica ad ampio spettro, la presenza nei vari Store di applicazioni specifiche e ben fatte che, gratuitamente o al costo di pochi euro, trasformano un telefono di recente fabbricazione in una sofisticata stazione di elaborazione e produzione audio.
Tra le tante app disponibili, la nostra scelta è ricaduta su Lexis Audio Editor, per la sua versatilità e la sua estrema facilità di utilizzo.
Lexis Audio Editor è compatibile sia con sistemi Google Android che Apple iOS.
Installiamo il tool per manipolare l’audio
Colleghiamoci al Play Store dal nostro terminale Android, digitiamo Lexis Audio Editor.
Visualizzati i risultati, selezioniamo Lexis Audio Editor di PamSys, dopodiché clicchiamo Installa, quindi attendiamo il termine dello scaricamento e dell’installazione.
Autorizzazioni
Lanciamo l’app. Al primo avvio, Lexis Audio Editor richiede l’autorizzazione per accedere alle foto e ai contenuti multimediali presenti nel dispositivo.
Per proseguire clicchiamo Consenti. Alla richiesta successiva, ossia di consentire all’app la possibilità di registrare audio, clicchiamo nuovamente Consenti.
Interfaccia principale
L’interfaccia di Lexis Audio Editor è organizzata in 3 aree principali.
In alto a sinistra sono visibili due vu meter che permettono di monitorare i livelli audio. Più a destra, invece, una serie di pulsanti permette di controllare le operazioni di trasporto, come play, stop, pausa e così via.
In basso, invece, troviamo l’area di visualizzazione della forma d’onda.
Regoliamo il bitrate di salvataggio
Clicchiamo i tre puntini visibili in alto nell’interfaccia. Selezioniamo l’ultima voce in basso Options/Help. Clicchiamo Options/Quality e scegliamo 320kb/s.
Selezioniamo la freccia in alto a sinistra per tornare alla schermata precedente. Clicchiamo nuovamente la freccia in alto a sinistra per tornare alla schermata principale.
Mono o stereo?
Clicchiamo i tre puntini visibili in alto nell’interfaccia. Selezioniamo Options/Help/Options. Scorriamo in basso fino a trovare Record stereo into a mono channel.
Per mantenere la registrazione in stereo deselezioniamo la casella di controllo omonima.
Per acquisire in mono selezioniamo la casella di controllo. Clicchiamo la freccia in alto a sinistra per tornare alla schermata precedente.
Inizio registrazione
Puntiamo lo smartphone verso la sorgente audio da acquisire e premiamo Rec (pallino rosso).
Osserviamo il livello della sorgente tramite i Vu Meter a sinistra. Se è troppo basso scorriamo verso destra lo slider Rec Vol per aumentare il livello del segnale in ingresso.
Al termine della registrazione clicchiamo Stop (quadratino).
Fatto questo, Lexis Audio Editor visualizza la forma d’onda relativa all’audio acquisito.
Riascoltiamo e salviamo
Per riascoltare la registrazione premiamo Play. Se l’audio soddisfa le aspettative procediamo al salvataggio: clicchiamo il pulsante Save visibile in alto a destra.
Clicchiamo nello slot Name, assegniamo un nome al file e scegliamo Fine.
Clicchiamo nello slot Format, e selezioniamo un formato di salvataggio tra quelli disponibili. Infine completiamo con Save.
Dissolviamo in entrata
Per evitare clic all’inizio e alla fine della registrazione applichiamo una dissolvenza in entrata.
Teniamo premuto il cursore visibile all’inizio della forma d’onda e trasciniamolo a destra per regolare il punto d’inizio della dissolvenza.
Teniamo premuto il cursore alla fine della forma d’onda e trasciniamolo a sinistra per regolare il punto di fine.
Clicchiamo i tre puntini in alto a destra. Selezioniamo Effects. Clicchiamo Fade In.
Dissolviamo in uscita e salviamo
Teniamo premuto il cursore visibile all’inizio della forma d’onda e trasciniamolo a destra per regolare il punto d’inizio della dissolvenza in uscita.
Teniamo premuto il cursore alla fine della forma d’onda e trasciniamolo a sinistra per regolare il punto di fine della dissolvenza. Clicchiamo i tre puntini in alto a destra.
Selezioniamo Effects. Clicchiamo Fade Out. Ascoltiamo il risultato.
Grazie alle app disponibili per i tanti servizi forniti dalla Pubblica Amministrazione, da quelli fiscali a quelli medici o automobilistici, è finalmente possibile dire addio una volta per tutte alle file di ore nei vari uffici per ottenere il certificato che ci serve.
Siamo convinti che gran parte dei nostri lettori possa raccontare esperienze disastrose nei loro rapporti con la Pubblica Amministrazione. Come ad esempio attese di ore al telefono o di persona con in mano un numerino. La burocrazia è sempre stata una delle bestie nere di noi italiani, ma ora sembra che qualcosa stia finalmente cambiando.
Le nuove app della Pubblica Amministrazione sono sicuramente complesse. Eppure sembrano funzionare abbastanza bene, anche quando si tratta di gestire miliardi di dati fiscali, medici o automobilistici. In realtà l’app IO, quella cioè che dovrebbe mettere a disposizione dei cittadini gran parte delle informazioni che li riguardano, è probabilmente quella che al momento funziona meno. Si è rivelata utile per controllare l’andamento del cashback e dei vari bonus. Mentre sono ancora pochi i comuni convenzionati che permettono di utilizzarla per necessità importanti come l’iscrizione dei bambini alla scuola materna o alla mensa.
Trattandosi di app che gestiscono dati riservati è indispensabile che siano a prova di pirata. Per questo viene richiesta per tutte l’identità digitale SPID. Oppure in alternativa la Carta di Identità Elettronica con il PIN, che pochi però hanno a disposizione. In ogni caso sono ormai oltre 26 milioni (dati ufficiali fino a novembre) gli italiani che dispongono dell’identità SPID. Ottenerne una è sempre più semplice: basta recarsi in un ufficio postale o farsi riconoscere da un’app come PostelD.
Stiliamo una breve guida sulle app utili per la Pubblica Amministrazione che a nostro parere sono indispensabili per i cittadini sia in ambito medico (Fascicolo Sanitario), che fiscale (Equiclick), che automobilistico (iPatente). L ‘ultima arrivata, poi, non è nemmeno un app, ma un sito Internet (anpr.interno.it) da cui scaricare tutti i certificati anagrafici in carta libera e da bollo. Lo abbiamo provato e siamo riusciti ad avere in pochi secondi il certificato che ci serviva. Sembra proprio che le file agli uffici anagrafe saranno solo un brutto ricordo!
Per accedere a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione è ormai indispensabile avere a disposizione l’identità digitale SPID. Questa richiede il riconoscimento certificato e l’accesso protetto attraverso l’app di un gestore abilitato. Chi ha già un conto con Poste Italiane o una carta PostePay, e per questo ha anche il suo numero di telefono confermato, potrà ottenere facilmente l’abilitazione all’identità digitale SPID attraverso un codice di verifica SMS.
Per chi non ha ancora l’identità digitale SPID, Poste Italiane è uno dei gestori più affidabili e disponibili.
Tutti gli altri potranno recarsi direttamente in un ufficio postale per l’identificazione (costo 12 euro). Oppure identificarsi con la Carta di Identità Elettronica o con iI Passaporto Elettronico direttamente da casa. Lo si può fare utilizzando l’appPostelD, la stessa che poi sarà necessaria per confermare la propria identità ogni volta che vorremo usare lo SPID per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione. Il servizio è gratuito per chi ha il PIN collegato alla carta di identità o al passaporto. Gli altri invece dovranno pagare un contributo di 10 euro necessario per il riconoscimento attraverso la webcam. Infine c’è anche la possibilità di registrarsi eseguendo un bonifico di un euro dal proprio conto corrente e in questo modo utilizzare il riconoscimento effettuato dalla propria banca.
Secondo i piani del governo, grazie alI’ app IO dovrebbe essere possibile entrare in contatto con tutti gli enti pubblici della Pubblica Amministrazione. In realtà finora l’app IO si è rivelata preziosa per consultare il cashback sui pagamenti elettronici, ottenere il bonus biciclette e quello vacanze e per scaricare il certificato Green Pass. La disponibilità dei servizi locali per quanto concerne la Pubblica Amministrazione dipende in gran parte dai singoli comuni. Alcuni ad esempio consentono anche di iscriversi a servizi essenziali come i prescuola, i centri estivi, le scuole materne o gestire i tributi locali come rifiuti, IMU e ICI. Altri comuni, invece, non sono nemmeno presenti: per accertarsene occorre controllare direttamente il menu Servizi Locali.
Dovrebbe diventare l’app principale della PA ma è usata in modo sporadico da enti e comuni
In ogni caso per accedere all’app è necessario avere l’identità digitale SPID o una carta di Identità Elettronica con il PIN fornito dal comune al momento dell’emissione. Oltre agli enti locali ci sono quelli nazionali come ACI, Agenzia delle Entrate, lnail, INPS e lstat. Purtroppo però nella maggior parte dei casi si viene rimandati ad altre app dei singoli gestori. Interessante, invece, la possibilità di pagare direttamente gli avvisi di pagamento della Pubblica Amministrazione inquadrando semplicemente il QR Code presente sul bollettino e utilizzando la carta di credito per pagare.
Un’unica app permette di avere sempre sottocchio i punti che ci restano sulla patente e lo storico di quelli che abbiamo guadagnato e perso nel corso degli anni precedenti. Si tratta di iPatente, l’app ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Direttamente dall’app è possibile conoscere i dati relativi alla revisione e all’assicurazione non solo dei veicoli che possediamo, ma attraverso una ricerca basata sul numero di targa, anche di tutti quelli immatricolati in Italia.
Non solo, ma attraverso il database nazionale potremo conoscere la classe ambientale del veicolo e quindi sapere se può circolare nelle zone soggette a limiti. Inoltre possiamo controllare se può essere guidato dai neopatentati e naturalmente accertarci che sia assicurato. Si tratta di dati fondamentali per chi vuole acquistare un’automobile oppure anche solo venirne a conoscenza in caso di sinistro. È anche possibile verificare lo stato di avanzamento del processo di lavorazione delle nostre pratiche presso gli uffici della Motorizzazione Civile. Anche in questo caso per accedere all’app è indispensabile avere l’identità digitale SPID o in alternativa una Carta d’Identità Elettronica con codice PIN. La precedente possibilità di accedere con nome utente e password non è più valida.
Tutti i servizi per i quali è necessario interagire con la Motorizzazione e i promemoria per patente e veicoli
Non fa piacere a nessuno mettersi in contatto con Equitalia, il gestore delle tasse per tutti i cittadini italiani. E, tuttavia, piuttosto che perdere una giornata di lavoro per ottenere informazioni di persona, è sicuramente più comodo utilizzare un’app come Equiclick. Anche in questo caso per accedere all’area riservata occorre avere un account SPID o in alternativa la Carta di Identità Elettronica con il PIN fornito dal comune. O in alternativa le vecchie credenziali necessarie per accedere al sito di Equitalia. Nell’area riservata è possibile conoscere in ogni momento la nostra situazione debitoria aggiornata, con le cartelle da pagare, quelle che possono essere rateizzate e anche quelle già saldate.
Documenti saldati e la situazione debitoria verso Equitalia con la possibilità di essere avvisati con una notifica.
Particolarmente utile la possibilità di consultare la lista dei pagamenti rateizzabili, ottenere la rateizzazione del debito (è possibile rateizzare un debito fino a un massimo di 60.000 euro) e cominciare subito a pagare dall’app. Inoltre è possibile chiedere di sospendere la riscossione, se possiamo dimostrare di non dover pagare gli importi richiesti dall’ente creditore. Particolarmente interessante è anche la possibilità di attivare il servizio Se Mi Scordo, in modo da essere avvisati attraverso SMS o email quando è necessario saldare i pagamenti.
In Italia sono le regioni a gestire la sanità pubblica e per questo non esiste una sola app, ma tanti fascicoli sanitari regionali. Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è lo strumento attraverso il quale il cittadino può tracciare e consultare tutta la storia della propria vita sanitaria, condividendola con i professionisti sanitari per garantire un servizio più efficace ed efficiente.
Tra i servizi disponibili ci sono le ricette prescritte dal medico di base che possono essere scansionate direttamente dalla farmacia. Inoltre è possibile consultare i referti specialistici e di laboratorio e salvarli direttamente sullo smartphone. Sono presenti referti risalenti al 2009, cioè 13 anni fa. E’ possibile comunque filtrarli per categoria e visualizzare, per esempio, solo quelli delle analisi di laboratorio.
Tutte le informazioni mediche, gli appuntamenti, i referti dei laboratori, le ricette elettroniche di ogni cittadino in un’app.
Inoltre dall’app è possibile visualizzare i dati sul medico di base, consultare e gestire gli appuntamenti e gestire le informazioni per eventuali figli minorenni. Infine, sempre dall’app, è possibile consultare le informazioni riferite alle varie vaccinazioni e scaricare la versione più recente del Green Pass.
Da pochi mesi è finalmente disponibile per tutti l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente. In questo caso non si tratta di un’app, ma di un servizio Web che permette di scaricare gratuitamente i certificati dal sito anpr.interno.it o di riceverli tramite email. E possibile scaricare o ricevere in pochi secondi tutti i certificati anagrafici, da quello di nascita al certificato di matrimonio o di residenza, compresi quelli per altri componenti della propria famiglia anagrafica.
Un unico archivio contiene le anagrafi di tutti i Comuni italiani e rende disponibili gratuitamente i certificati
I certificati vengono scaricati in formato PDF e possono essere stampati e utilizzati quando necessario. A partire dal primo febbraio, alcuni Comuni inizieranno inoltre a offrire il servizio per il cambio di residenza o di domicilio all’interno dello stesso comune, occorre solo controllare dal sito se il nostro comune è tra questi. Per accedere al servizio dell’ Anagrafe Nazionale è possibile utilizzare l’identificazione digitale SPID oppure la Carta d’Identità Elettronica, ma solo se si ha il PIN fornito dal Comune. Una volta selezionato il certificato che ci interessa, per noi o per un altro componente della nostra famiglia, potremo scegliere se scaricarlo in carta libera o in bollo. Fino al 31 dicembre di quest’anno non sarà necessario pagare nessuna imposta anche nel caso di richiesta di certificato in bollo. Quest’ultimo è forse il passo più importante che ha fatto la Pubblica Amministrazione verso la digitalizzazione.
Brave, il browser Web attento alla privacy. Questo software indipendente promette una navigazione più veloce grazie al blocco dei cookie di tracciamento e degli annunci pubblicitari.
Progettare un nuovo browser rappresenta sicuramente una sfida tra le più ardue da accettare per chi sviluppa software. Occorre in primis puntare su caratteristiche che distinguano il nuovo programma e lo rendano unico; è il caso di Brave.
Questo browser open source nato nel 2016. Realizzato da Brave Software e basato su Chromium, il progetto open source sviluppato da Google da cui discendono anche Chrome, Mozilla Firefox e Opera.
Brave si distingue per una rigorosa attenzione alla protezione della privacy. Caratteristica che si riflette anzitutto nel blocco dei cookie di tracciamento e degli annunci pubblicitari.
A ciò si accompagna un’esperienza utente più che soddisfacente. Caratterizzata da una velocità di navigazione che è più elevata rispetto a quella di altri browser concorrenti.
Dove scaricarlo
Per scaricare il browser basta accedere al sito www.brave.com e fare clic sul pulsante “Download Brave“, quindi lanciare la semplice procedura di installazione.
Come passo successivo, Brave propone all’utente l’importazione di preferiti e impostazioni provenienti dagli altri browser già installati sul sistema. Nello specifico, si può scegliere se importare la cronologia di navigazione, l’elenco di preferiti e segnalibri, le password salvate e le impostazioni attive per i motori di ricerca.
Completata questa fase, ci si può dedicare alla navigazione Web.
La comune matrice di provenienza rende Brave molto simile a Chrome, e ciò ne facilita l’utilizzo.
Ciò che colpisce dopo le prime sessioni di navigazione è la velocità di caricamento con cui vengono mostrati i siti cercati.
Il merito va alle funzioni di protezione presenti, definite all’interno della componente Shields. Difatti nella modalità standard (attiva in automatico) permette di bloccare indicatori, annunci e relativi tracciamenti, nonché cookie cross site.
Questa impostazione non solo riduce i tempi di caricamento delle pagine, agevolando quindi la navigabilità, ma migliora anche la protezione. Tutto questo grazie anche all’utilizzo di connessioni sicure mediante il protocollo Https.
Basta un click
Per capire meglio cosa accade, basta posizionarsi su una pagina Web caricata da Brave e fare clic sull’icona di Brave Shields presente accanto alla barra che ospita l’indirizzo della pagina.
Nella finestra che si apre si possono scoprire gli effetti dell’applicazione delle impostazioni predefinite e cosa cambia variandole.
Le statistiche permettono di sapere quanti indicatori e annunci, script e cookie cross site sono stati bloccati, se ci sono connessioni aggiornate a Https e se è stato bloccato o meno il tracciamento via finger Printing.
Come si può intuire, l’impostazione predefinita rappresenta la classica via di mezzo tra un approccio permissivo e uno invece più rigido e attento.
Si consiglia di mantenere poiché consente di proteggersi senza subire eccessive restrizioni.
Protezioni
Volendo comunque modificare le impostazioni predefinite, basta accedere al gruppo “Protezioni” della sezione “Impostazioni”. Si può anche modificare la visualizzazione in Shields evitando di far comparire sull’icona il numero di oggetti bloccati.
Sicurezza e Privacy
Altre impostazioni su cui operare interessano il gruppo “Sicurezza e privacy”, a partire dal completamento automatico di ricerca e Url, con la possibilità di decidere se inviare o meno al motore di ricerca predefinito alcune ricerche dalla barra degli indirizzi e dalla casella di ricerca, nonché alcuni cookie.
Nello stesso gruppo si possono gestire la cancellazione dei dati di navigazione, il comportamento da intraprendere in relazione ai cookie, con possibilità di adottare strategie personalizzate abilitando eventuali siti che possono essere invece esentati dal blocco, e poi ancora le impostazioni di navigazione sicura, per proteggere da siti non sicuri già noti o per avvisare l’utente quando sta per aprire siti che non supportano il protocollo Https.
Blocco dei social media
Un’altro gruppo delle impostazioni è “Blocco dei social media”, dove si può decidere se permettere il pulsante di accesso Google su siti di terze parti, gli accessi a Facebook, post e tweet incorporati e i post integrati di Linkedin.
InterPlanetary File System
Più complessa è l’area Ipfs, dove si gestiscono gli aspetti di privacy del nodo locale e del gateway del protocollo di comunicazione InterPlanetary File System (Ipfs), in sostanza una rete peer-to-peer per l’archiviazione e la condivisione di dati in un file system distribuito.
La logica adoperata in questo caso è quella di uno spazio di archiviazione associativo, nel quale ogni file viene identificato in modo univoco e dove tutti i dispositivi di calcolo sono connessi tra loro.
È quindi un sistema distribuito alternativo a quello centralizzato basato sul protocollo Http, in cui accedere a un contenuto significa raggiungere uno specifico server.
Brave è il primo browser con supporto nativo Ipfs, poiché consente a ciascun suo utente di installare e avviare un nuovo nodo da utilizzare per connettersi ad altri nodi sulla rete Ipfs, allo scopo non solo di raggiungere risorse appartenenti alla rete, ma di erogare a sua volta contenuti distribuiti.
Questa impostazione porta con sé alcuni vantaggi, a partire da una velocità di navigazione più elevata, poiché i contenuti più cercati sono custoditi in nodi che si trovano più vicino e quindi più facilmente raggiungibili, con costi più bassi rispetto a un hosting tradizionale.
Ci sono però altri aspetti da tenere in conto, primo fra tutti il fatto che, scegliendo di attivare il protocollo Ipfs, si decide indirettamente di venir censiti sull’apposita tabella DhtDistributed Hash Table con uno specifico identificativo PeerID associato al proprio indirizzo Ip.
Questo rappresenta senz’altro un limite ai fini del mantenimento della privacy.
Estensioni
La homepage di Brave si caratterizza per uno sfondo con foto che funge da dashboard, rivelando le principali informazioni statistiche sull’attività registrata dal browser nel corso del suo utilizzo.
In alto a sinistra sono riportati il totale di indicatori e annunci bloccati, nonché i risparmi in termini di banda e tempo: ovviamente si tratta di informazioni che iniziano ad avere senso man mano che l’utilizzo di Brave cresce.
Più in basso, troviamo le icone dei siti più visitati o di quelli visitati di recente, integrabili con altre voci secondo le preferenze dell’utente.
Troviamo le news, personalizzabili in base a un sistema di preferenze che offre tante alternative spaziando per tipologia di fonti.
Nella homepage troviamo la cronologia di navigazione, per Ricompensee Criptovalute e per Brave Talk, la sezione che permette di avviare videochiamate private invitando amici.
Consente di effettuare chiamate con un numero massimo di quattro partecipanti.
La comune matrice Chromium rende Brave capace di installare le estensioni di Chrome.
Quelle già disponibili all’interno delle “Impostazioni” comprendono Hangouts, Media Router e Widevine.
È garantito anche il supporto del software open source Tor per la navigazione privata; utilizzando questa tecnologia, la connessione non avviene direttamente al sito Web.
In questo modo viene garantito un buon livello di sicurezza e privacy, a fronte tuttavia di una maggiore lentezza nelle sessioni di navigazione.
Brave Wallet
Esiste un portafoglio di criptovalute, chiamato Brave Wallet, il cui scopo è memorizzare, gestire e scambiare varie tipologie di moneta virtuale.
Il wallet è accessibile direttamente dalla sezione “Portafoglio” del browser.
Numerose sono le divise supportate, che possono essere aggiunte al portafoglio dopo aver creato una propria utenza, con la possibilità di operare mediante acquisto, invio e swap, oltre a tener traccia in tempo reale del saldo.
Rewards
L’utente può incrementare il proprio salvadanaio fatto di Bat, visualizzando i banner pubblicitari e facendo sì che una parte dei guadagni sia riconosciuta anche a chi ha creato contenuti ritenuti di interesse.
Essi possono essere utilizzati per acquistare criptovalute, e tutto avviene senza che Brave raccolga i dati personali degli utenti né la cronologia di navigazione.
Cosa presenterà Apple l’8 marzo?; nell’invito si fa riferimento alle prestazioni dei nuovi dispositivi ma come sempre non si svela nulla. Però tutte le indiscrezioni online puntano a tre nuovi dispositivi.
Dopo molte indiscrezioni, la conferma: il prossimo evento di Apple si terrà l’8 marzo.
L’azienda di Cupertino ha infatti diramato gli inviti ufficiali, accompagnati come di consueto, da uno slogan: “Peek Performance”, gioco di parole tra “peak”, picco, e “peek”, sbirciare.
Comunque si parlerà di prestazioni, quindi verosimilmente al centro dell’attenzione ci saranno i processori: quelli per computer e quelli per iPhone.
Quasi certo, un nuovo iPhone, la versione 5G del modello SE, risalente a due anni fa.
Il dispositivo sarà caratterizzato da un design identico all’attuale, ma con l’ultimo chip A15 Bionic, e dunque prestazioni molto superiori.
Potrebbe arrivare un nuovo iPad Pro con ricarica MagSafe, ma certamente ci sarà un iPad Air di quinta generazione con connessione 5G.
I Mac
Cook aveva dichiarato che ci sarebbero voluti due anni per completare la transizione dei computer Mac su Apple Silicon, e per la WWDC 2022 il traguardo potrebbe essere raggiunto.
Apple sta preparando i nuovi Mac Pro basati sui chip M1 Pro e M1 Max già visti sul MacBook Pro.
Secondo gli ultimi rumor, ci sarebbero dunque un Mac Pro più piccolo con fino a 40 core di CPU e 128 core grafici, un nuovo Mac mini e un iMac Pro che sostituisce il modello attuale Intel da 27 pollici.
Atteso entro l’anno anche un MacBook Air profondamente rinnovato, non tanto nel processore, che si aspetta un po’ più potente di quello attuale, quanto nel design che dovrebbe ispirarsi agli attuali iMac: vari colori e cornice del display bianca.
Dovrebbe essere aggiornato anche il MacBook Pro entry level.
Si parla pure di un display marchiato Apple, con prezzo più abbordabile del Pro Display XDR.
Cosa presenterà Apple l’8 marzo? Probabilmente un MacBook Pro base, senza touchbar, e un Mac mini.
L’uovo di Pasqua
Nell’invito Apple ha nascosto un easter egg, una sorpresa.
Per scoprirla basta andare alla pagina Eventi di Apple usando iPhone o iPad, toccare il logo dell’evento/logo in alto per far partire l’esperienza AR.
Si aprirà una galleria spazio temporale con onde colorate, come si può vedere qui:
Al prossimo evento, Apple dovrebbe anche lanciare iOS 15.4, un aggiornamento gratuito inviato agli iPhone e iPad più recenti.
L’azienda ha già annunciato che sarà presente una funzione per sbloccare Face ID anche con la mascherina, e importanti cambiamenti agli avvisi anti-stalking dei tracker intelligenti AirTag.
Per regolare il volume di sistema, vai su Impostazioni di Android, seleziona Suoni e vibrazione e successivamente Volume, quindi porta al massimo l’indicatore Multimedia.
Su alcuni smartphone, come quelli prodotti da Huawei, il pannello di configurazione dell’audio potrebbe presentare anche un’opzione per attivare l’effetto SWS (Super Wide Suond) e rendere più “avvolgente” l’audio riprodotto dagli auricolari.
Se hai uno smartphone Samsung più in basso troverai l’opzione Qualità audio ed effetti.
Al suo interno potrai attivare la funzione Dolby Atmos e Dolby Atmos per i giochi premendo sugli interruttori accanto alle due voci.
Subito sotto troverai anche l’Equalizzatore.
Altri modelli di smartphone, invece, come quelli di Xiaomi, offrono impostazioni dedicate alla riproduzione multimediale, con la possibilità di regolare in maniera precisa l’equalizzatore del suono.
Vai in Impostazioni > Impostazioni Aggiuntive > Cuffie & Effetti Audio, sposta su Attivo l’interruttore relativo all’opzione di Ottimizzazione Mi Sound, seleziona il tipo di cuffie e fai clicca Equalizzatore.
Se il tuo modello di smartphone (o di tablet) non offre un equalizzatore integrato, ti cohnsiglio alcune app.
Una delle più popolari disponibili sul Play Store è Equalizer FX.
Questa app è molto intuitiva: dopo aver installato l’app sul tuo smartphone o tablet, avviala, clicca su No, see ads that are less relevant e Agree per evitare un tracciamento pubblicitario invasivo, sposta su ON la levetta relativa all’equalizzatore e usa gli indicatori in basso per regolare il suono come più preferisci.
Nel menu Effetti sono disponibili delle funzioni, come Loudness Enhancer, Bass Boost e Virtualizzazione, che consentono, di amplificare il volume delle cuffie, enfatizzare i bassi e applicare l’effetto surround virtuale al suono riprodotto dal dispositivo.
Nel menu Profili, invece, ci sono dei preset per ottimizzare il suono in base a vari generi musicali.
Infine, ti segnalo che alcune applicazioni per lo streaming e la riproduzione musicale offrono un equalizzatore integrato, il quale permette di migliorare il suono e amplificare il volume delle cuffie.
Ad esempio, non tutti sanno che Spotify offre un equalizzatore, al quale si può accedere cliccando sull’icona dell’ingranaggio posta in alto a destra nella schermata Home dell’app e poi selezionando la voce Equalizzatore dal menu che viene visualizzato.
Se hai un iPhone o un iPad, puoi amplificare il volume delle cuffie agendo sulle impostazioni e sull’equalizzatore di sistema.
In alternativa, puoi scaricare un player di terze parti con equalizzatore integrato e usare quello per ascoltare la musica.
Purtroppo non ci sono equalizzatore “universali” come su Android, in quanto iOS non consente alle app di terze parti di modificare l’equalizzazione dei suoni al livello del sistema.
Per regolare il volume delle cuffie in iOS, premi i tasti Volume + e Volume – e sullo schermo ti mostrerà il livello del volume.
In alternativa, richiama il control center di iOS effettuando uno swipe dalla parte bassa dello schermo verso l’alto e regola la barra con l’icona dell’altoparlante all’interno.
Per attivare e utilizzare l’equalizzatore di sistema, invece, apri le Impostazioni e vai prima su Musica e poi su EQ.
Metti la spunta sul profilo di suono che intendi utilizzare (es. Amplificazione alti o Amplificazione bassi) e il gioco è fatto.
Nel menu delle impostazioni relativo alla Musica è disponibile Limite volume che, se attiva, non permette di spingere al massimo il volume delle cuffie.
Selezionala e assicurati che la funzione Limite volume UE sia disattivata e, se necessario, porta al massimo l’indicatore del volume collocato in alto.
Un’ultima opzione che potrebbe interessarti attivare è Verifica volume.
Renderà il volume delle varie canzoni che ascolti più simile tra di loro, evitando canzoni dal volume alto al più basso.
Di fatto “normalizza” il volume evitando gli estremi.
Walkie Talkie Apple Watch permette di comunicare con altre persone che, proprio come te, hanno uno smartwatch di Apple. Con questo tutorial, ti spiegherò fornendoti tutte le indicazioni necessarie per configurare, attivare e usare questa applicazione.
Questa opzione di Apple Watch consente di parlare con un’altra persona in stile walkie-talkie:
premendo un apposito pulsante, permette di stabilire la comunicazione tra due interlocutori e inviare un nuovo messaggio, che verrà immediatamente recapitato al destinatario.
Quest’ultimo, a sua volta, potrà rispondere e proseguire la conversazione che avviene in modo bidirezionale, cioè senza possibilità di parlare sopra l’altro interlocutore.
Per usare Walkie Talkie di Apple Watch è necessaria una connessione Internet e, a differenza dei classici walkie-talkie che funzionano tramite onde radio, non ha limiti al raggio di comunicazione.
È possibile parlare con qualsiasi altra persona che disponga di un Apple Watch Series 1 o modelli successivi con watchOS 5.3 o versioni successive.
Per comunicare con un’altra persona è necessario che entrambi gli interlocutori abbiamo attivato Walkie Talkie sul proprio Apple Watch e che questa funzionalità sia correttamente configurata.
È necessario che l’orologio sia collegato a un iPhone equipaggiato con iOS 12.4 o successive e che questo sia abilitato a FaceTime.
Infine, per comunicare con Apple Watch è necessario che la persona da contattare sia stata aggiunta alla lista degli amici di Walkie Talkie.
Come configurare Walkie Talkie Apple Watch
Per prima cosa, prendi il tuo iPhone, accedi alle Impostazioni di iOS premendo sull’icona della rotella d’ingranaggio e fai tap sulla voce FaceTime.
Nella nuova schermata visualizzata, assicurati che FaceTime sia attivo: in caso contrario, sposta la levetta relativa all’opzione FaceTime da OFF a ON.
Prendi il tuo Apple Watch, clicca Digital Crown, per accedere al menu di watchOS, e avvia l’app Walkie Talkie selezionando la relativa icona.
Se non trovi l’app nell’elenco sul tuo smartwatch, significa che l’hai disinstallata.
In tal caso, puoi scaricarla nuovamente accedendo all’App Store direttamente su Apple Watch o usando l’app Watch su iPhone.
Dopo aver avviato l’app, sposta la levetta relativa all’opzione Walkie Talkie da OFF a ON, in modo da attivare questa funzione ed essere in grado sia di avviare nuove conversazioni che di ricevere messaggi.
In alternativa, puoi attivare e disattivare Walkie Talkie anche richiamando il Centro di Controllo di watchOS, facendo uno swipe dal basso verso l’alto sullo schermo di Apple Watch, e premendo sull’icona della radiotrasmittente.
Questa opzione è necessaria per far funzionare l’app.
Per prima cosa, accedere alla schermata relativa a questa applicazione di Apple Watch e scegliere i contatti di proprio interesse tra quelli disponibili su iPhone.
Per procedere, accedi dunque al menu di watchOS premendo sulla Digital Crown e avvia l’app Walkie Talkie.
Nella nuova schermata, clicca sul contatto che intendi aggiungere, in questo modo invierai la tua richiesta.
Nella sezione Amici che hai invitato trovi le richieste inviate.
Se, invece, dopo aver inviato la tua richiesta di amicizia visualizzi il messaggio “[nome] non è disponibile su Walkie-Talkie“, significa che la persona alla quale hai inviato la tua richiesta non ha un Apple Watch o non utilizza l’app Walkie Talkie.
Se hai configurato In Famiglia sul tuo iPhone, l’opzione di Apple che consente di condividere app, foto e molto altro ancora, tutti i contatti che fanno parte del gruppo e che dispongono di un Apple Watch compariranno automaticamente nell’elenco degli amici.
Per visualizzare le persone che puoi già contattare con Walkie Talkie, accedi alla schermata principale dell’app in questione e individua la sezione Amici.
Nella stessa schermata, vicino a Inviti, puoi visualizzare anche tutte le eventuali richieste di amicizia che hai ricevuto: per accettare una richiesta, premi sul pulsante Accetta oppure puoi rifiutarla cliccando su rifiuta.
Per eliminare un contatto fai uno swipe verso destra sul contatto che intendi rimuovere tra quelli disponibili nella sezione Amici e premi sul pulsante X.
Puoi eliminare un contatto ma anche gestire le opzioni utilizzando l’app Watch su iPhone, accedendo alla sezione Apple Watch e selezionando l’opzione Walkie Talkie.
Come usare Walkie Talkie Apple Watch
Dopo aver attivato l’app e aver aggiunto i contatti di tuo interesse tra le tue amicizie, sei pronto per avviare nuove conversazioni e ricevere messaggi.
Nel primo caso, premi sulla Digital Crown, avvia Walkie Talkie premendo sulla sua icona e, nella sezione Amici, clicca sulla persona che intendi contattare.
A questo punto, se la persona in questione ha attivo Walkie Talkie sul suo Apple Watch, verrà stabilita la comunicazione.
Se, invece, visualizzi a schermo il messaggio “[nome] non è disponibile“, significa che la persona contattata non ha attivato Walkie Talkie e non ha risposto per tempo alla tua richiesta di comunicare.
Le richieste di comunicazione tramite Walkie Talkie, funzionano allo stesso modo: con l’app attiva vieni contattato da un’altra persona, la comunicazione viene stabilita automaticamente.
Se, invece, non hai attivato Walkie Talkie, il tuo Apple Watch emetterà un breve segnale acustico e visualizzerai a schermo il messaggio “[nome] ha provato a contattarti, ma non eri disponibile“.
Premendo sul pulsante “Parla con [nome]” puoi attivare Walkie Talkie e stabilire la comunicazione con la persona che ti ha contattato.
Se, invece, ignori la richiesta, Walkie Talkie rimane disattivato e la persona che ha tentato di contattarti non potrà inviarti messaggi.
Se hai attivato le notifiche di Walkie Talkie dall’app Watch di iPhone, puoi visualizzare tutte le eventuali richieste perse o ignorate facendo uno swipe dall’alto verso il basso sullo schermo di Apple Watch.
Premendo su una singola notifica e facendo tap sul pulsante “Parla con [nome],” puoi stabilire la comunicazione con la persona che ti ha precedentemente contattato, a patto che questa abbia lasciato attivo Walkie Talkie.
Una volta stabilita la comunicazione, per inviare un nuovo messaggio devi premere su Tieni premuto per parlare viene recapitato in tempo reale al destinatario che, a sua volta, potrà risponderti non appena termini la comunicazione.
Se Walkie Talkie è attivo, puoi ricevere nuovi messaggi in qualsiasi momento e riprodotti automaticamente da Apple Watch.
Lenovo Legion Y90 ovvero lo smartphone Android da gaming più potente mai realizzato, il rilascio sul mercato è previsto per Febbraio 2022.
Tra le console da gaming possono essere annoverati alcuni smartphone che presentano caratteristiche non indifferenti e per certi versi superiori a molti dei comuni pc che troviamo nelle nostre case. Tra gli smartphone da gaming più interessanti sul mercato non è possibile non annoverare il “Lenovo Legion Y90”. Le caratteristiche, recentemente rivelate, lo renderebbero lo smartphone Android più potente sul mercato.
Lenovo Legion Y90: prestazioni incredibili
Le informazioni, rilasciate dall’utente Pandaisbald su Weibo, noto social network cinese, mostrano uno smartphone dalle caratteristiche uniche. 22 GB di RAM totale, di cui 18 GB saranno vera RAM fisica e 4 GB virtuali. Lo spazio di archiviazione è altrettanto impressionante di 640 GB, reso possibile dalla combinazione di due stick separati da 512 GB e 128 GB. Il display del Legion Y90 sarà un pannello AMOLED Samsung E4 da 6,92 pollici con una frequenza di aggiornamento pazzesca di 144 Hz. Una frequenza di campionamento del tocco di 720 Hz, il che significa che sia le normali operazioni, sia i giochi, dovrebbero essere abbastanza fluidi. Sotto il cofano ci sarà il processore Snapdragon 8 Gen 1 top di gamma che aiuterà il telefono da gioco a gestire ogni attività senza sforzo.
Per la fotografia, il Lenovo Legion Y90 sarà dotato di un sensore OV64A 1/1.32 da 64 MP di OmniVision abbinato a un altro sensore da 16 MP sul retro. In anticipo ci sarà il sensore GH1 da 44 MP di Samsung. La batteria del dispositivo è adeguatamente dimensionata a 5600mAh e può essere inoltre ricaricata rapidamente grazie alla presenza del supporto alla ricarica rapida da 68W. Altre caratteristiche includono doppie ventole di raffreddamento e sei pulsanti dedicati per il gioco. Il rilascio sul mercato è previsto per il 28 Febbraio 2022 (nel mercato cinese).
Frost Blade Cooling System
Non molto tempo fa, il famoso leaker Evan Blass aveva pubblicato una serie di immagini del Lenovo Legion Y90, rivelando tutte le sue varianti di colore. La sua parte posteriore ha un design piuttosto interessante e unico con un enorme modulo allineato al centro. Quest’ ultimo sembra essere costruito per le telecamere, ma racchiude anche alcune luci RGB elaborate e persino un sistema a doppia ventola di raffreddamento.
Allarme: Green Pass clonato, annunciato dalla polizia di stato, si tratta dell’ennesimo tentativo di phishing che va a toccare uno strumento attuale e diffuso in modo da suscitare il dubbio nell’utente.
L’allarme arriva dalla polizia di Stato. È in corso un nuovo tentativo di phishing tramite sms.
Le forze dell’ordine segnalano, tramite il loro profilo ufficiale Twitter, la circolazione di un sms falso apparentemente inviato dal ministero della Salute.
Nel messaggio si cerca di attrarre le persone a cliccare sul link annunciando la clonazione del Green Pass, ma è una truffa.
«La sua certificazione verde Covid-19 risulta essere clonata», recita la prima parte del messaggio che alcuni utenti stanno ricevendo in questi giorni, ma la polizia avverte: «Non cliccate sul link. I dati personali che inserite vengono rubati».
Si tratta dell’ennesimo tentativo di phishing che va a toccare uno strumento attuale e diffuso in modo da suscitare il dubbio nell’utente.
L’SMS incriminato continua affermando che per evitare il blocco del Green Pass si deve procedere con una verifica dell’identità cliccando su un URL ovviamente sospetto.
L’SMS per giunta arriva con il nome destinatario «Min Salute», aumentando le possibilità che qualche utente meno smaliziato prema preso dall’ansia.
Non è una modalità nuova di phishing, visto che arrivano sms simili intestati a banche, Poste Italiane e altri organi più o meno importanti, ma in questo caso è un tentativo ancor più subdolo, facendo leva su un argomento molto delicato come quello legato alla certificazione verde.
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