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Novità di WhatsApp in arrivo nel 2022

Ecco le novità di WhatsApp in arrivo nel 2022 che cambieranno il funzionamento della piattaforma di messaggistica istantanea.

1 ° novità: Multi-dispositivo per tablet

La novità di WhatsApp in arrivo nel 2022 tanto attesa è il supporto per i tablet.

Con l’arrivo del multi-dispositivo gli sviluppatori hanno creato una vera e propria app dedicata a iPad e tablet Android, che non richiede di collegarsi al servizio attraverso l’interfaccia web.

In questo modo potremo collegare WhatsApp anche su iPad e tablet Android.

novità di WhatsApp

2 ° novità: Eliminare messaggi su WhatsApp in qualunque momento

Un’altra novità che potrebbe vedere la luce l’anno prossimo è la possibilità di eliminare i messaggi inviati per tutti in qualunque momento.

Ad oggi l’opzione è riservata ai messaggi appena inviati, e dopo un lasso di tempo di poco più di un’ora non si può più esercitare.

novità di WhatsApp

3 ° novità: Le Community di WhatsApp

Le Community sono un’altra novità che, probabilmente, verranno alla luce nel 2022.

Al momento sono ancora in fase di sviluppo.

Le Community sono dei maxi gruppi composti da decine di persone, all’interno dei quali i partecipanti possono creare dei sottogruppi dove potranno, a loro volta, discutere di progetti e interessi in comune.

4°novità: Nascondere informazioni sensibili a contatti specifici di WhatsApp

L’ultima novità in arrivo nel 2022 tra quelle già note o in via di sperimentazione è la possibilità di nascondere a specifici contatti le informazioni sensibili legate al proprio profilo.

Finora le opzioni per nascondere informazioni come la doppia spunta blu, l’ultimo accesso, lo stato e la foto profilo alla piattaforma sono state piuttosto generiche, in quanto permette di bloccare la ricezione di questi dati a tutti gli utenti presenti su WhatsApp o a quelli assenti dalla propria rubrica.

Presto sarà possibile specificare i numeri di telefono da escludere senza che ci sia bisogno di bloccarli o cancellarli dai numeri in memoria.

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Trucchi di WhatsApp che non sapevi

In questo articolo ti sveleremo dei trucchi di WhatsApp che non sapevi.

La popolarità del WhatsApp sta crescendo incessantemente, e di conseguenza, ci sono numerosi consigli e trucchi.

Utilizzando questi utili e nonché meravigliosi consigli/trucchi, si possono stupire gli amici. In questo articolo ti faremo vedere consigli e trucchi di WhatsApp.

Ora vedremo insieme consigli e trucchi utili

1 Mantenere la tua chat segreta, usando Locker

E’ possibile anche mantenere le tue chat occulte e al sicuro da hacker o da utenti indesiderati. Poiché non sono necessarie credenziali di accesso per questa app, chiunque potrebbe aprire il tuo account sul suo PC o sullo smartphone. La soluzione migliore per questo rischio è quella di installare WhatsApp Lock, ossia il Blocco WhatsApp. Il miglior trucco per mantenere le chat di WhatsApp sempre protette. WhatsApp Lock mantiene la tua chat segreta con un PIN a 4 cifre.

PASSAGGI:

  1. Scarica ed installa WhatsApp Lock da Google play store.
  2. Dopo di che, apparirà una schermata che indica di “Inserire il tuo PIN“.
  3. Inserisci un codice PIN a 4 cifre di tua scelta, e poi nella schermata successiva, è necessario attivare utilizzando il dispositivo di scorrimento nella parte inferiore.
  4. Dopo ciò, vedrai l’opzione “Autolock Time“. Utilizzando questa opzione, sarai in grado di impostare un timer per l’auto-blocco WhatsApp utilizzando la password. È possibile impostare il tempo massimo di 15 minuti.
  5. È possibile anche modificare il PIN ogni volta che lo si desidera
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2 Ripristinare le Chat Eliminate

Hai perso i tuoi messaggi? Non sai come fare? ecco questo trucco ti aiuterà di recuperare o di ripristinare i messaggi eliminati. E’ possibile recuperare tutti i messaggi importanti che vengono persi per una qualsiasi ragione.

PASSAGGI:

WhatsApp salva tutte le tue chat nella SD card del tuo telefono.

  1. Vai alla scheda SD > WhatsApp > Database. Qui troverai il file msgstore.db.crypt, che contiene tutti i messaggi che vengono inviati e ricevuti in un giorno. La stessa cartella msgstore-yyyy..dd..db.crypt, troverai un altro file contenente i messaggi che vengono inviati e ricevuti negli ultimi 7 giorni.
  2. Apri questi file utilizzando qualsiasi editor di testo.

Ora puoi leggere tutti i tuoi messaggi su Whatsapp.

3 Avere Più Account WhatsApp su un Unico Dispositivo

Fra i diversi WhatsApp suggerimenti e trucchi, questo è fantastico.

Con l’aiuto di questo trucco, è possibile utilizzare due account WhatsApp su un unico dispositivo. È possibile farlo con l’aiuto di un’app, che si chiama Ogwhatsapp.

Con l’aiuto di questa App, utilizzare più account di WhatsApp sul telefono Android è un gioco.

app

4 Pianificare i Messaggi sulle chat

Ora, è possibile pianificare messaggi WhatsApp sul tuo smartphone Android. Ciò significa che inoltre è possibile pianificare un messaggio impostando il tempo per farlo.

PASSAGGI:

  1. Scarica e installa l’App WhatsApp Scheduling sul tuo smartphone Android.
  2. Dopo l’installazione, apri l’app e ti verrà chiesta l’autorizzazione per l’ulteriore processo di Superutente. Concedi l’autorizzazione.
  3. Fai clic sull’icona che appare davanti ai messaggi in sospeso e quindi scegli i “Contatti” per i quali si desidera pianificare il messaggio. Può essere un singolo contatto o un gruppo.
  4. Digita il tuo messaggio e imposta il tempo di programmazione.
  5. Fai clic su Aggiungi e il tuo messaggio verrà impostato nella scheda messaggi in sospeso e verrà inviato all’ora pianificata.
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5 Usare WhatsApp su Tablet

Questo è grande una funzione di WhatsApp per l’utente di iPad o iPod Touch e per l’utente Android.

PASSAGGI:

  1. Solo per tablet Android che usano il Wi-Fi, scaricare il file apk in primo luogo per WhatsApp.
  2. Ora abilitare il sideload delle app da > Impostazioni > Sicurezza e quindi attivare/disattivare l’opzione da Fonti Sconosciute mettendo su ON.
  3. Installare l’app WhatsApp sul tuo tablet e quindi avviare l’app.
  4. Inserire il tuo numero di telefono attivo per il codice di verifica.
  5. Una volta ricevuto il codice di verifica, inseriscilo sul tuo tablet e WhatsApp inizierà a lavorare come al solito
Formazione, Internet, Software

Firefox Suggest: La nuova ricerca su Firefox

Mozilla ha annunciato una nuova funzionalità: Firefox Suggest, che mostra link rilevanti alle pagine web quando l’utente effettua una ricerca nella barra degli indirizzi. Firefox Suggest, al momento disponibile solo negli Stati Uniti, è personalizzabile e disattivabile nelle impostazioni. Mozilla garantisce quindi il massimo rispetto della privacy.

Firefox Suggest per ricerche più precise

Firefox può già visualizzare suggerimenti nella barra degli indirizzi (nota come Awesome Bar), considerando cronologia, segnalibri e schede aperte. Suggest aggiunge altre fonti di informazione, tra cui Wikipedia, articoli Pocket, recensioni e contenuti da partner affidabili. Digitando ad esempio “Costa Rica” visualizzeremo il link alla pagina su Wikipedia:

Firefox Suggest: La nuova ricerca su Firefox

Il browser visualizza anche suggerimenti sponsorizzati e suggerimenti contestuali. Questi ultimi sono disponibili solo se l’utente concede a Mozilla il permesso di raccogliere alcuni dati, tra cui le query di ricerca, i clic sui suggerimenti e la posizione geografica. In ogni caso il consenso fornito potrà essere revocato in qualsiasi momento.

Mozilla specifica che i dati non contengono informazioni personali. La posizione geografica viene derivata dall’indirizzo IP, eliminato subito dopo. In ogni caso è possibile attivare/disattivare Firefox Suggest in qualsiasi momento nelle impostazioni del browser e scegliere le fonti dei suggerimenti. Non è noto se e quando la funzionalità arriverà anche in Italia.

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ProtonMail obbligata a comunicare indirizzi IP degli utenti alle autorità

ProtonMail è uno dei servizi di posta elettronica più sicuri al mondo, in quanto utilizza la crittografia end-to-end e quindi non è possibile accedere ai dati degli utenti, rispettando la loro privacy. Tuttavia, la casa di sviluppo svizzera è stata obbligata a comunicare alle autorità svizzere l’indirizzo IP di un utente, attivista del movimento Youth For Climate, che è stato arrestato a Parigi. Il CEO Andy Yen ha pubblicato un post per spiegare l’accaduto.

ProtonMail: privacy non a prova di legge

La software house che sviluppa il servizio di posta elettronica e la nota VPN ha sede legale a Ginevra, quindi deve rispettare le leggi svizzere. Questo significa che può essere obbligata a fornire informazioni sugli account degli utenti sotto indagine da parte delle autorità locali. Come specificato sul sito di ProtonMail, per impostazione predefinita, il servizio non conserva nessun log degli indirizzi IP.

Nel report sulla trasparenza si può leggere tuttavia che, in seguito all’ordine del giudice, Proton deve fornire ogni informazione utile all’identificazione dei soggetti sotto indagine. In casi estremi, l’azienda potrebbe essere obbligata a monitorare gli indirizzi IP usati per accedere all’account.

Protonmail si è ritrovata al centro di polemiche per avere fornito ad autorità francesi gli indirizzi IP di militanti ambientalisti nell’ambito di un’indagine, una scelta che cozza con la riservatezza vantata dal servizio e la “privacy svizzera” vantata nella homepage.

privacy ProtonMail

La questione riguarda il cosiddetto “Climate Camp” del 2020. Alcuni manifestanti avevano occupato alcuni edifici privati per manifestare contro la “gentrificazione” (il progressivo cambiamento socioculturale di un’area urbana con conseguente rivalutazione sul mercato da parte di soggetti abbienti ai danni della classe operaia) ed erano stati poi sgomberati.

La software house svizzera ha fornito l’indirizzo IP dell’attivista del movimento Youth For Climate, arrestato a Parigi, in seguito all’ordine emesso da Europol.

Il CEO Andy Yen

Il CEO Andy Yen sottolinea che in nessun caso è possibile accedere al contenuto delle email, essendo protette dalla crittografia end-to-end. La software house non conosce il nome dell’utente, ma non può opporsi alla richiesta delle autorità svizzere. In base alla legge locale è comunque obbligatorio informare l’utente che una terza parte ha chiesto i suoi dati perché c’è un’indagine in corso.

Il CEO ha inoltre evidenziato la differenza tra sicurezza/privacy e anonimato. Quest’ultima condizione si può ottenere con ProtonVPN (in base alla legge attuale non c’è obbligo di registrazione dei dati) o tramite l’accesso al protocollo di rete onion (Tor).

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Internet, Smartphone, Social media, Software

WhatsApp: ultimo accesso nascosto

Presto sarà possibile su WhatsApp nascondere l’orario dell’ultimo accesso a contatti specifici: una funzionalità richiesta da molti, a tutela della privacy.

Il team al lavoro su WhatsApp sembra aver focalizzato il punto sul tema della privacy. Le migliorie infatti riguardano decisamente questo aspetto, rispondendo alle richieste avanzate dagli utenti, anche per tenere testa ad una concorrenza sempre più spietata. Un’ennesima dimostrazione è quella che arriva dal sempre ben aggiornato sito WABetaInfo, che anticipa una delle prossime funzionalità inedite in arrivo.

Privacy su WhatsApp: in arrivo una feature attesa

Accedendo al menu Privacy tramite Impostazioni, Account ci troviamo davanti la schermata che recita: Chi può vedere le mie informazioni personali. Sono tre i dati in questione: Ultimo accesso per decidere se consentire ad altri di vedere la data e l’ora dell’ultimo utilizzo dell’app, Immagine del profilo e Info. Per adesso le opzioni tra cui scegliere sono TuttiI miei contatti e Nessuno, ma presto farà il suo debutto anche I miei contatti eccetto… come anticipato dall’indiscrezione.

Questo permetterà ad esempio di nascondere l’ultimo accesso a determinati contatti specifici (ma anche l’immagine del profilo e le altre info), senza per forza di cose escludere tutti selezionando l’opzione Nessuno. Utile per chi non vorrà far sapere (e quindi non rendere visibile) ad amici, partner o colleghi quando è stato trascorso del tempo in compagnia di chat, chiamate o videochiamate. Alleghiamo lo screenshot condiviso dalla redazione di WABetaInfo per maggiore chiarezza.

WhatsApp: ultimo accesso nascosto a contatti specifici

La novità è stata avvistata nella versione iOS di WhatsApp, ma farà il suo debutto anche su Android. Al momento si trova in fase di test, bisognerà dunque pazientare. Sarà introdotta come sempre prima nella release beta e poi in quella definitiva.

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Formazione, GDPR, Sicurezza informatica

“Legge Privacy”: le incomprensioni sul GDPR

Se da un personaggio pubblico che poteva anche diventare presidente del Consiglio dei ministri, membro del FMI e editorialista di testate prestigiose quali La Stampa e Repubblica ascoltiamo le parole la legge privacy va cambiata, ci rendiamo conto di come vi sia ancora molta strada da fare. L’economista Carlo Cottarelli, già incaricato dal presidente Mattarella di formare il Governo prima dei Giuseppe Conte, ha usato queste parole in un recente Tweet. L’argomento era un provvedimento del garante che avvertiva di come la app IO non fosse adeguata e come presentasse problemi per erogare il Green Pass.

cottarelli

Problemi che dovranno essere risolti e poi via libera. Errori analoghi li ha commessi anche Carlo Calenda, aspirante sindaco di Roma, che ha definito il Garante un “intoppo burocratico” quando questi si sarebbe permesso di ricordare che è lo Statuto dei Lavoratori, e non certo il GDPR, che prevede il divieto da parte del datore di lavoro di indagini sullo stato di salute dei dipendenti e di come, di conseguenza, la vaccinazione sui luoghi di lavoro permetta al datore di disporre dati che lo Statuto gli vieterebbe di avere.

GDPR: un’ opportunità per le aziende

In ogni caso Cottarelli e Calenda, specialmente il primo, hanno dimostrato una scarsa conoscenza della normativa e dimenticato che non è nelle mani del legislatore italiano poter cambiare il GDPR che, dobbiamo ribadirlo, non deve essere inteso come un ostacolo burocratico, bensì come un’opportunità per le aziende di organizzarsi in maniera etica e positiva minimizzando i dati e garantendone la protezione agli utenti.

Inoltre, quello di avere i propri dati personali protetti e non utilizzati a scopi illeciti e non dichiarati, è un ben preciso diritto dei cittadini per i quali, ricordiamolo, c’è una norma volta a proteggere la sfera privata non solo da massicci e invasivi invii di spam pubblicitario, ma anche di non essere profilati da aziende di qualsiasi tipo o organizzazioni magari politiche. 

La “legge Privacy” non esiste: le incomprensioni sul GDPR

Interventi globali sul sistema di protezione dati

Purtroppo, la confusione che si fa e che si genera anche dal continuo utilizzo in maniera inopportuna del termine privacy, porta ancora a mescolare questo concetto con quello di protezione dati. Manca ancora l’educazione alla protezione del dato. Dato che purtroppo, è spesso rilasciato dall’utente in rete senza consapevolezza e con molta confusione sui limiti normativi e senza leggere le informative.

Queste ultime spesso troppo complesse e magari ancora non a norma. Una diversa consapevolezza sembra peraltro sia emersa nel corso dell’ultimo G7. Questo, in un’ottica anticinese, ha parlato di una governance dei dati che potrebbe portare ulteriori interventi globali sul sistema di protezione dati. E, inoltre, disciplinare un internet ancora troppo far west e con normative non chiare, come abbiamo visto, anche a chi dovrebbe applicarle.

Non è solo una questione di terminologia corretta (anche se sarebbe lecito aspettarsela). Bensì di conoscenza e consapevolezza di un argomento sensibile che tocca tutti e, in particolare, i minori e i più piccoli.

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Cloud Computing, Formazione, Smart working

Smart working e cloud computing: un connubio perfetto!

Negli ultimi anni si è parlato moltissimo di smart working o lavoro agile, una modalità di lavoro che permette di svolgere i propri compiti e mansioni a distanza, da casa o da un altro luogo che non sia la postazione di lavoro fissa.

Questa modalità ha portato sicuramente molti vantaggi, primo fra tutti un risparmio di denaro e tempo per i lavoratori – non più costretti a muoversi in auto o con i mezzi – e la possibilità di conciliare al meglio impegni lavorativi e vita privata. In crescita non solo nelle grandi aziende ma anche nelle piccole/medie imprese e nella pubblica amministrazione. Lo smart working porta dei benefici anche per l’azienda, che vede aumentare la produttività e l’efficienza dei propri dipendenti.

smart working

Lo smart working è reso possibile dalle innovazioni tecnologiche che permettono lo svolgimento del lavoro a distanza. Internet, smartphone e app innovative assumono un ruolo fondamentale permettendo la condivisione e il controllo di dati e progetti. Tra queste innovazioni, un grande aiuto lo porta anche il cloud computing.

Lavorare in cloud: perchè?

Il Cloud Computing infatti dà la possibilità di gestire lavoratori e lavoro stesso attraverso la rete. Negli ultimi anni la crescita del cloud è pari a quella dello smart working in Italia, che registra un +30%. Il cloud – come lo smart working – permette alle persone di gestire le proprie attività e anche il rapporto con i clienti e i consumatori a distanza. Altri settori influenzati dal cloud sono la contabilità, la gestione delle risorse umane e lo storage – dunque la conservazione – dei dati aziendali.

cloud computing

Sia il cloud computing sia lo smart working inoltre hanno un forte impatto sulla mobilità delle persone. Addio posto fisso in scrivania, ora il luogo di lavoro diventa qualunque posto con una connessione internet ottimale che permetta di rimanere collegati. Questa trasformazione radicale ha spinto moltissime aziende ad investire su software in cloud, sia gestionali sia per consumer relationship management.

L’approccio di questi software è molto semplice: tramite account è possibile accedere al programma di cui l’azienda ha bisogno in rete, senza la necessità di dover installare e salvare su un dispositivo fisso i file e l’applicazione.

Ecco che allora un dipendente da casa può accedere al gestionale, un esperto di marketing può utilizzare piattaforme di creazione e analisi di contenuti, e così via. Anche pagamenti, risorse e personale possono essere gestiti in cloud, naturalmente proteggendo la connessione con strumenti digitali altrettanto utili, come ad esempio le VPN.

Il mercato è naturalmente influenzato dalle innovazioni tecnologiche, ed è indubbio che grazie a queste spunteranno sempre più realtà smart e digitali anche nel nostro paese.

Ecco perchè Enjoy System ha preparato un prodotto denominato “Enjoy Cloud”, che consentirà alle aziende e ai suoi dipendenti di lavorare ovunque, con qualsiasi dispositivo, come se fossero in ufficio.

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Applicazioni, Sicurezza informatica, Software

Google annuncia: contact tracing, bug risolto

Non è questa la prima vulnerabilità scoperta e con ogni probabilità non sarà l’ultima. Si tratta di una dinamica normale di correzione, nella quale l’aspetto più importante è la trasparenza delle operazioni e la rapidità nel rilascio di correttivi. Il colosso di Mountain View ha fatto luce sulla faccenda tramite un portavoce sulla nuova vulnerabilità scoperta nella piattaforma Apple/Google per il contact tracing, sistema che in una prima fase si ipotizzava avrebbe potuto dare una mano nella lotta al Covid-19. Bug risolto quindi. Inoltre Google chiarisce che la realtà è stata differente per molti motivi, ma questo non autorizza a speculazioni attorno ad un normale processo di scoperta delle vulnerabilità e correzione delle stesse, come avviene per ogni software e ogni piattaforma digitale esistente. Ecco perché sono importanti le rassicurazioni che Google ha fornito a stretto giro di posta, allontanando ogni timore (per chi usa Immuni) ed ogni sospetto (per chi lo avversa). La privacy quindi resta al sicuro, e il contact tracing rimane lo strumento più efficace nella lotta al Covid.

Contact racing

Google spiega la vulnerabilità

Così spiega un portavoce Google in una nota:

nota google bug risolto

Bug risolto quindi e timori fugati, insomma. Apple e Google non hanno accesso ad informazioni personali per quanto riguarda il sistema del contact tracing, anche perché in caso contrario toccherebbe al Garante Privacy intervenire.

Il flop di Immuni

L’applicazione ideata per controllare e contrastare il contagio da Covid-19 sembra ormai esser stata gettata nel dimenticatoio. Oggi Immuni è stato scaricato da poco più di 10 milioni di utenti. Anche in questo caso, molto probabilmente, il numero è notevolmente sceso. Il suo ritmo di crescita è ormai del tutto blando e non è chiaro quante siano le installazioni attive. Dal lancio ufficiale di Immuni, il primo giugno 2020, i download dell’applicazione non hanno mai raggiunto livelli così irrisori. Quel che è noto è che gli utenti che segnalano la propria positività quotidianamente sono raramente oltre il centinaio e le notifiche inviate sono ancora di meno (complessivamente si stanno avvicinando alle 100 mila dall’inizio delle attività ad oggi): segno di un sistema che, pur potenzialmente valido, si è ormai completamente sgonfiato di utilità

Eppure, sebbene il suo insuccesso, l’app Immuni fa ancora parte delle misure di prevenzione anti-Covid. Cosi si legge nel decreto della presidenza del Consiglio dei ministri.

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Consulenza, Database, GDPR, Smartphone

Telefonia: come difendersi da pubblicità indesiderata.

Chi di noi non ha mai ricevuto pubblicità martellante tramite telefonia, vediamo come difendersi da questa pubblicità indesiderata.

La situazione che dobbiamo contrastare è quella, comune a molti utenti, di ricevere un incessante numero di messaggi (perlopiù) dal proprio operatore o ex operatore. Nei confronti del proprio ci sono più strumenti di difesa, ad esempio è possibile telefonargli per revocare il consenso oppure – metodo più comodo e anche più efficace dato che è certo e non è verba volant – andare nella propria pagina riservata sul sito dell’operatore.

Tutti hanno quindi una sezione privacy o consensi marketing dove gli utenti possono (o forse, devono, sarebbe da dire) disabilitare l’autorizzazione a ricevere queste comunicazioni. Potremmo scoprire più voci a riguardo e tutte attive (anche se non ricordiamo – strano caso – quando abbiamo autorizzato l’operatore in tal senso; forse erano voci che il negoziante della sim ha spuntato senza chiedercelo, sul contratto).

Comunicazione all’operatore telefonico

Ad esempio su Tim troviamo quattro voci. Invio di materiale pubblicitario, vendita diretta, ricerche di mercato di Tim. Profilazione individuale (delle nostre abitudini). Invio di materiale pubblicitario di partner di Tim. “Comunicazione dei dati personali alle Società del Gruppo TIM ed alle Società Partecipate, che li tratteranno per proprie finalità di marketing, con modalità automatizzate di contatto”. Consensi diversi per attività solo apparentemente simili tra loro.

telemarketing e pubblicità indesiderata

Più arduo per gli ex clienti. Devono mandare una mail. Per Vodafone è [email protected]. Wind3 chiede di scrivere a [email protected] oppure [email protected] e che poi ci metterà 20 giorni per ottemperare. Per Tim: [email protected]. Tim è il solo operatore che per la richiesta bisogna indicare non solo il numero telefonico, ma anche “il Codice Fiscale, allegando una copia del documento di identità valido del titolare della linea telefonica interessata”. Per sicurezza facciamolo anche con gli altri. Con Poste Mobile invece non c’è una mail ad hoc, ma viene detto di revocare i consensi scrivendo ad [email protected].

Diversa ancora, e più articolata, la procedura Fastweb. Cambia tra gli ex clienti e chi non ha mai avuto rapporti con Fastweb. Se non sei mai stato cliente Fastweb e hai ricevuto contatti commerciali da parte di Fastweb puoi esercitare il diritto di opposizione (non ricevere più chiamate) compilando un modulo online, oppure inviando una mail all’indirizzo [email protected] indicando nome, cognome, codice fiscale e numero di telefono sul quale sei stato contattato. “Sarai eliminato dalle liste di contatto utilizzate dalle strutture di vendita di Fastweb”. Se sei stato un cliente Fastweb e vuoi esercitare i diritti di cancellazione o di portabilità dei tuoi dati personali potrai farlo compilando un altro modulo online. 
Al contempo, Fastweb aggiunge nel paragrafo dopo (https://www.fastweb.it/adsl-fibra-ottica/privacy/) che si può usare la mail [email protected] (non è chiaro se vale anche per gli ex clienti).

Revoca del consenso

Certo sarebbe bello poter avere un unico punto di contatto a cui mandare, per qualsiasi azienda, la richiesta di revoca di consenso. Questa guida sarebbe molto più snella e non dovremmo cercare mail e modalità, tutte diverse, sui siti degli operatori. Il punto unico ci sarebbe già, si chiama Registro delle opposizioni, peccato però che ancora non funziona con i numeri di cellulare. La sua revisione è prevista (e in ritardo) da anni e arriverà forse finalmente nei prossimi mesi. A quel punto basterà contattare il registro per revocare tutti i consensi attivi, di qualsiasi azienda, su un proprio numero.

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GDPR

Smart Working e GDPR

Avv. Gianni Dell’Aiuto – Consulente privacy e DPO

Lo smart working è diventato ormai un modello che piace e che, una volta terminata l’emergenza Covid, potrebbe diventare specialmente per molte aziende private, la regola e non più l’eccezione o la soluzione ad una emergenza. Minori costi per l’azienda e flessibilità da parte dei dipendenti nel corso della giornata. Meno costi per spostamenti, pasti fuori casa e conseguenti ticket: una soluzione che potrebbe accontentare tutti ma che impone un’attenta valutazione sugli aspetti relativi alla privacy sia per i dati che devono essere trattati sia per il controllo a distanza da parte del datore di lavoro.

Per quanto riguarda questo aspetto erano stati realizzati degli interventi addirittura sullo Statuto dei Lavoratori che, nel 1970, non poteva prevedere le moderne modalità di prestazione dell’attività lavorativa. Il “Jobs Act” ha provveduto tra l’altro ad eliminare l’esplicito divieto di controllo a distanza della prestazione lavorativa, sancendo una sorta di “permesso condizionato” di utilizzo degli impianti audiovisivi e di altri strumenti dai quali possa derivare anche la possibilità di un controllo a distanza dell’attività del lavoratore esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro o per la tutela del patrimonio aziendale.

Risultato immagini per smart working

Ma una cosa di cui, specialmente all’inizio della pandemia, sembra sia stato tenuto poco conto da parte delle imprese, è stata l’applicazione del GDPR. Le necessità di non interrompere il lavoro e di mantenere i ritmi della produzione non hanno fatto fermare l’attenzione e porsi alcune domande essenziali che un imprenditore avveduto dovrebbe peraltro considerare.
È infatti lui che in quanto Titolare del Trattamento ha la responsabilità di prevedere le modalità di protezione anche in situazioni di emergenza.

Ecco che diventava quindi opportuno chiedersi, in caso di lavoro svolto da remoto, se il sistema di protezione dei dati dovesse essere oggetto di variazioni o accorgimenti particolari ad iniziare dal fatto che le linee su cui dovrà necessariamente connettersi il dipendente non sono sicure come sono (o dovrebbero essere) quelle aziendali. Non è un aspetto da poco anche considerando che sulle stesse linee, magari in contemporanea, potrebbero collegarsi anche i figli che adottano la didattica a distanza e, inoltre, che potrebbero essere usati terminali non aziendali. Non è certo infrequente che qualcuno disponga a casa di un computer che offre prestazioni nettamente superiori a quelle di un’azienda.

All’inizio della pandemia le domande rivolte anche al Garante in materia di trattamento dati riguardavano principalmente le modalità di controllo della salute dei dipendenti e in pochi consideravano che nel momento in cui veniva attivava la VPN si avviava un trattamento aggiuntivo magari da inserire nell’apposito registro per le aziende che devono tenerlo.

Risultato immagini per smart working

Inoltre in pochi avevano debitamente istruito e formato il proprio personale sui rischi che potevano derivare dall’utilizzo di computer non protetti o usati da altre persone all’interno dello stesso nucleo familiare. Dalle notizie attinte in cronaca emergono addirittura accessi da parte di sconosciuti a lezioni in DAD e perfino il blocco dell’anagrafe di due comuni italiani a causa di attacchi informatici subiti da impiegati che stavano lavorando in remoto.

È un aspetto più che mai da tenere in considerazione da parte dei Titolari del trattamento: formazione, apparati sicuri, linee sicure e rigorose indicazioni per il personale sono adesso precisi doveri ai quali un’impresa non può sottrarsi non solo per evitare data breach e altri rischi, ma anche possibili sanzioni del Garante.

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